Alla scoperta del Borgo di Ripa d’Orcia

Collocato in altura, il Castello di Ripa d’Orcia, ha una cinta di torri, di mura merlate e di bastioni che rendevano difficile l’accesso al borgo e al torrione piu’ alto e piu’ solido. Come negli altri fortilizi dell’epoca, è facile immaginare ponti levatoi e saracinesche o ordigni di ferro e travi pesanti quali potenti mezzi di difesa ed invincibili impedimenti per i malcapitati assalitori.
La cinta muraria esterna occupa l’estremo limite di un poggio proteso sulla valle dell’Orcia. Essa racchiude un gruppo di case (borgo) articolato lungo due strade parallele poste a due livelli secondo l’andamento del rilievo collinare.
Oltre alle case, la Chiesa dedicata a S. Maria delle Nevi, una fila di giardini e di orti ed, infine, il Castello vero e proprio composto da tre elementi distinti.
Passare sotto il torrione che sovrasta la porta di accesso ad arco tondo ci permette di tornare indietro nel tempo e di riscoprire, seppur modificate nel corso dei secoli, architetture e stili di vita che sono fondamento della nostra storia e tradizione.
La strada interna ci conduce attraverso un percorso a ritroso alla scoperta degli antichi modi di vivere, dei mestieri e di una organizzazione economica autarchica (si rimanda alla visione della pianta leopoldina). In effetti ogni edificio era dedicato ad una attività necessaria al mantenimento e alla sussistenza della popolazione interna e del contado esterno : gli alloggi dei lavoranti, degli amministratori e del pievano, il panificio, la falegnameria, l’officina del fabbro, i mulini per il grano e per le olive, i granari, le cantine e la caciaia, gli orti e i cortili, … tutto qui è testimonianza di una società e di un’economia autosufficiente ed organizzata secondo regole e statuti interni (si veda il Prospetto della Villa di Ripa d’Orcia – sec. XVIII).
Percorrendo la strada ci imbattiamo nella piccola chiesa del borgo sul cui campanile a vela l’unica campana reca scritto: “Riccardus Florentinus Me Fecit A.D. MCCCXXXIII”. Se nel corso dei secoli essa si arricchì di dipinti del pittore senese Antonio Bonfigli (1680 – 1750) e di dipinti del secolo XVIII raffiguranti i santi Sebastiano, Rocco, Antonio Abate e Luigi Gonzaga, il tempo e le depredazioni subite durante l’ultima guerra mondiale la spogliarono di queste tracce dell’ingegno artistico dei nostri predecessori.
Oltrepassata la chiesa la strada si inerpica fra le antiche case e gli orti fino ad uno slargo da dove è possibile ammirare la struttura centrale in tutta la sua imponenza.
L’alta torre quadrilatera con i cameroni dalle grosse volte e le finestre oblunghe, una corte triangolare porticata con il caratteristico pozzo in travertino, ed un corpo rettangolare separato dal torrione da un vestibolo scoperto. Il corpo rettangolare, adiacente al torrione merlato, si compone di tre piani : la ex-cantina, il salone delle feste e la ex-sala d’armi; di notevole suggestione è il camino di ronda da cui si gode una veduta dantesca sulla Rocca a Tentennano e sulle bellezze naturali a precipizio sul fiume Orcia.

 

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