Tempi
Antichi
Successivamente
il Capitolo dello Spedale deliberò la vendita (1437) a tal
Compagno di Bartolomeo della Agazzara, i cui discendenti nel 1484
alienarono la Tenuta avente “per confino da un lato l’Asso,
dall’altro l’Orcia, dall’altro la corte di Sancto
Quirico e dall’altro la corte di Vignone” a madama Francesca,
vedova di messer Pietro di Bartolomeo Piccolomini.
Dal 1484, quindi, il Castello con il borgo fortificato ed i terreni
circostanti entrarono in possesso della famiglia Piccolomini del
ramo dei Carli a cui in seguito si aggiunsero i rami dei Clementini
e dei Febi.
Oramai i castelli medievali avevano perso il loro significato :
l’invenzione delle artiglierie segnò l’epoca
della loro caduta; i possedimenti persero via via la loro importanza
strategica e furono ridotti ad usi esclusivamente produttivi : i
beni con scarsa redditività furono alienati o affittati.
Non è il caso della Tenuta del Castello della Ripa d’Orcia
che, benché avesse coltivi di natura non facili e vieppiu’
trascurati durante i lunghi periodi di guerra, fu istituita in fedecommesso
mediante testamento dettato da Emilio Piccolomini Carli il 5 agosto
1605, e perciò resa inalienabile e spettante in eredità
al primogenito della nobile casata.
Al termine del XIX secolo il Conte Pietro Piccolomini Clementini,
appassionato cultore dell’arte e delle sue manifestazioni
piu’ elette, intraprese, avvalendosi della valente opera dell’Ingegner
Savino Cresti, i lavori di restauro (continuati con non minore intelletto
dalla vedova sua consorte Contessa Marianna), grazie ai quali il
Castello di Ripa d’Orcia si presenta oggi nella sua primitiva
e caratteristica originalità, mantenendo con vero gusto d’arte
le forme antiche.
Da allora il Castello con il borgo ha continuato ad essere costantemente
abitato e utilizzato dai discendenti della nobile famiglia senese
e perciò sottoposto a quella assidua manutenzione che è
la sola garanzia di conservazione.
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